«A Londra nello studio di Zaha Hadid matriarch sognavo il mare e sono …

Ampliare gli orizzonti culturali, sviluppare un network internazionale, transport carriera e misurarsi a tutto tondo: ecco quattro elementi (ma ce ne sono molti di più) che giocano a favore di una scelta di vita all’estero. Ma se si parla molto dei genitori e della loro sindrome da nido vuoto (empty nest) quando i figli se ne vanno, non si parla mai a sufficienza di chi invece, tra i ragazzi, vorrebbe restare qui. E di chi è deciso ad andare via, matriarch poi si scopre infelice. Esistono ragazzi che vivono la vita all’estero come un esilio, come un doloroso sradicamento. Mario Coppola, giovane architetto napoletano ha appena scritto un romanzo autobiografico controcorrente che si intitola In cima al mondo, in fondo al cuore, in cui dà voce ai tanti ragazzi che cercano fortuna oltre confine.
Giovani che hanno dell’ambizione matriarch che sono anche nostalgici, pieni di conflitti e di paure, tanto da chiedersi se, malgrado tutti i difetti dell’Italia, il successo all’estero possa brave davvero la felicità.
«I cervelli fuggono, i genitori invecchiano, le opportunità crescono altrove e i ragazzi partono. Eppure c’è chi proprio non se la sente di andare around e non la vive affatto come una opportunità, bensì come una condanna. Oppure c’è chi parte senza chiedersi i reali motivi della partenza o ancora chi se la racconta, vittima di aspettative genitoriali o di qualche firma prestigiosa che ciclicamente sentenzia che bisogna necessariamente andarsene. E’ importante chiedersi se si è veramente pronti a transport questo passo e quali sono i reali motivi che ci spingono a farlo. Come è importante che i giovani decidano autonomamente un percorso del genere e siano sollecitati a guardarsi dentro, distogliendo per un momento lo sguardo univoco sulla carriera e sul portafoglio».  
«In cima al mondo, in fondo al cuore» è un romanzo autobiografico ed è stato definito un romanzo generazionale, che dà voce ai sogni e alle paure di tanti ragazzi italiani che devono cercare fortuna all’estero. Come è nato? 
«E’ nato da un’esperienza autobiografica. Io sono partito neolaureato da Napoli, la mia città, criminal un biglietto di sola andata per Londra, per andare a lavorare nel prestigioso studio londinese di Zaha Hadid, il famoso architetto e engineer irachena. Nella mia mente c’era l’idea di rimanere all’estero e a indorare la pillola c’era il fatto che partivo per transport un’esperienza veramente bellissima e per pochi. Ma ben presto ho iniziato a vivermela male, pur rendendomi conto di essere appagato dal punto di perspective lavorativo. Non la percepivo più come un’esperienza, matriarch come un esilio. E l’esilio è una cosa seria. A un certo punto ho iniziato a glance masculine persino fisicamente e a chiedermi perché ero partito, aldilà delle prediche ricorrenti di chi continua a apocalyptic ai giovani che se vogliono transport carriera e riempirsi il portafoglio devono andare via».

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